Un regalo da Dio

L’autrice Long Yingtai in un suo articolo ha detto “Un relazione tra due genitori e i figli significa che i genitori sono destinati a guardare le figure posteriori dei loro figli costantemente nella loro vita”. Quando lessi per la prima volta questo, non avevo ancora costruito una famiglia. Così, ovviamente non potevo apprezzare il garbuglio emozionale e il forte attaccamento tra genitori e figli.

Diversi anni dopo, sono diventata una madre e finalmente ho sentito la gioia dell’essere madre. Tuttavia, mentre mio figlio cresceva, provai anche le preoccupazioni di una madre. Ovviamente non ero cristiana a quel tempo.

Quando nacque mio figlio, lo stringevo al seno tutti i giorni. Speravo che crescesse in fretta, così avrebbe potuto camminare e mangiare da solo come gli altri bambini, fare una passeggiata con me mano nella mano, chiamarmi mamma e parlarmi. Il tempo scivolava via giorno dopo giorno. In un batter d’occhio, mio figlio aveva otto mesi. Sapeva andare a gattoni. Con nessuno che poteva aiutarmi. Spesso gattonava intorno sul pavimento, raggiungendo i luoghi che voleva e toccando quello che desiderava. Guardandolo gattonare in qua e in là felicemente, potevo solo seguirlo da vicino, senza permettergli di toccare qualsiasi cosa pericolosa in modo da salvaguardare la sua sicurezza. Ogni volta che vedevo mio figlio che strisciava, il mio cuore era inspiegabilmente felice.

In un batter d’occhio, diversi mesi passarono. Mio figlio era in grado di camminare piano da solo. Visto che camminava incerto e a volte, quando voleva fare due passi, cadeva e cercava subito di alzarsi, sembrando molto coraggioso. A volte, quando non riusciva a stare in piedi e piangeva rumorosamente, mi avvicinavo a lui e gli davo una mano. Pian piano, camminava sempre più costantemente. Ma per evitare che qualcosa di inaspettato potesse succedergli, lo seguivo da dietro e guardavo in silenzio ogni passo dietro i suoi piedi.

Due anni dopo, mio figlio andò all’asilo. Mia suocera lo portava a scuola ogni mattina. Quando portava la sua piccola cartella, cambiava le scarpe e usciva dalla porta, io raggiungevo frettolosamente il balcone, aspettando che mi apparisse davanti agli occhi. Quando lo vedevo entrare nell’auto, salutava e con voce amorevole mi diceva “Ciao mammina!” Con la macchina che si allontanava, guardavo mio figlio finchè non scompariva dalla vista.

È vero! Ogni giorno guardavo la schiena di mio figlio. Mentre lui cresceva giorno dopo giorno, pensavo a quando sarebbe andato alla scuola elementare, alla scuola superiore e all’università, e si sarebbe sposato e avrebbe avuto dei figli, e avrebbe vissuto la sua vita, allontanandosi da me. Quando pensavo a questo, una leggera tristezza mi invadeva. E man mano che il tempo passava, questa tristezza diventava sempre più intensa.

Finchè non divenni cristiana, io venivo prima di Dio. Leggendo le parole di Dio, finalmente trovai la destinazione a cui apparteneva il mio spirito, e pian piano fui sollevata dall’ansia e la preoccupazione nei riguardi di mio figlio. Le parole di Dio dicono: “Oltre alla nascita e all’educazione dei figli, la responsabilità dei genitori nella vita di un bambino consiste semplicemente nell’offrirgli un ambiente tradizionale in cui crescere, poiché solo la predestinazione del Creatore influisce sul destino di una persona. Nessuno può controllare il tipo di futuro che un individuo avrà; esso è prestabilito con largo anticipo e neppure i genitori possono cambiarlo. Per quanto concerne il destino, tutti gli uomini sono indipendenti e tutti hanno il proprio. Così i genitori non possono allontanare il destino di una persona nella vita o esercitare il minimo influsso sul ruolo che essa svolge nell’esistenza. Si potrebbe dire che la famiglia in cui si è destinati a nascere e l’ambiente in cui si cresce non sono altro che i presupposti per la realizzazione della propria missione nella vita. Non determinano in alcun modo le sorti di una persona nella vita o il tipo di destino in cui essa compie la propria missione. Perciò i genitori non possono aiutare il figlio a realizzare la sua missione nella vita, né i parenti possono aiutarlo ad assumere il suo ruolo nell’esistenza. Il modo in cui una persona compie la sua missione e il tipo di ambiente di vita in cui svolge il suo ruolo sono interamente determinati dal suo destino nell’esistenza. In altre parole, nessun’altra condizione oggettiva può influenzare la sua missione, che è prestabilita dal Creatore. Tutti gli uomini maturano nel loro particolare ambiente di crescita, poi gradualmente, passo dopo passo, si avviano lungo la propria strada nella vita, compiono i destini pianificati per loro dal Creatore, in modo naturale, entrando involontariamente nel vasto oceano dell’umanità e occupando il loro posto nell’esistenza, dove cominciano a adempiere le loro responsabilità di esseri creati, nell’interesse della predestinazione del Creatore, della Sua sovranità”.

Dopo aver letto queste parole, realizzai: mio figlio era nato nella mia famiglia, e io ero divenuta sua madre; tutto questo era stato organizzato e predestinato da Dio. Quando lui venne in questo mondo piangendo, ha iniziato a percorrere il corso della vita che Dio gli aveva predestinato. Il suo crescere nella mia famiglia era solo temporaneo. Quando sarebbe stato adulto, mi avrebbe lasciato e avrebbe camminato nel suo sentiero della vita, giocando il suo ruolo per la salvezza della predestinazione del Creatore, e adempiendo il suo dovere come una creatura. Pensando a questo, improvvisamente capii: mio figlio non era di mia proprietà. Era venuto al mondo grazie a me e potevo vederlo crescere gradualmente e godere la felicità di una vita in famiglia. Questo era il volere di Dio e il regalo che Dio mi aveva fatto. Ciò che potevo fare era provare a dare il meglio per offrire un buon ambiente a mio figlio dove crescere. Quando lui sarebbe cresciuto, avrei imparato a lasciarlo andare e a farlo camminare nel sentiero della vita che Dio gli aveva predestinato. Questo era il senso che dovevo avere io.

Ad oggi, ogni volta che torno a casa da mio figlio, visto che lavoro in un’altra città, lo vedo sempre più alto e diventa sempre più vivace e dolce. Mentre mi meraviglio del miracolo della vita, ringrazio Dio per avermi fatto un così bel regalo e mi ha fatto provare la gioia di essere madre. Tuttavia, sono molto serena nel profondo del mio cuore: un giorno guarderò mio figlio percorrere la sua strada della vita umana. Anche se sarà molto lontano da me, non sarò più sentimentale. Perché so che il suo viaggio è disposto da Dio ed è il migliore per lui. Dio, in definitiva, è responsabile del fato di ognuno.

Traduzione di Ilaria Vangelista

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