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Cambiare modo di fare il genitore ha migliorato il rapporto tra me e mio figlio

Nacqui in una normale famiglia in un paesino di campagna. Per tutta la mia infanzia la mia famiglia visse in povertà poiché i miei genitori fallirono negli affari e furono sommersi dai debiti fino al collo. Tutti gli abitanti del paesino ci evitavano. Da ragazza mi aspettavo davvero di poter vivere la stessa vita dei miei coetanei: di poter comprare i vestiti, le merendine e la bicicletta che mi piacevano… Tuttavia, la situazione finanziaria della nostra famiglia non migliorò mai, e noi, sentendo di non poter andare in giro a testa alta, sopportammo il continuo rifiuto dei compaesani. Alla scuola media, sentivo spesso i miei insegnanti dire: “Se non studi sodo, in futuro troverai solo lavori duri…”. Mi accorsi che loro, che avevano un’istruzione elevata, guadagnavano molto senza sforzo, e per questo li ammiravo molto in cuor mio. Vedevo anche che alcune persone del mio paesino, dopo la laurea, venivano assunte da aziende che commerciavano con l’estero, il che assicurava loro un introito fisso e senza doversi preoccupare per il cibo e i vestiti. Da quel momento in poi credetti profondamente che “la Conoscenza potesse cambiare il destino”. Tuttavia, in seguito, a causa delle pessime condizioni finanziarie della mia famiglia, non continuai gli studi. Non abbandonai però il mio obiettivo, e riposi le mie speranze nella generazione successiva, pensando: “Quando crescerò e avrò il mio bambino dopo essermi sposata, dovrò chiedergli di studiare sodo e di entrare in una buona università, in modo da poter avere un buon lavoro e da non vivere una misera esistenza come la mia”.

Nel 2001 arrivai in America. Dopo aver vissuto per cinque anni in questo luogo straniero, mi feci una famiglia mia ed ebbi il mio primo figlio. Dato che sia io che mio marito eravamo occupati coi nostri rispettivi lavori e non potevamo prenderci cura di un bambino di pochi mesi, non potemmo fare altro che rimandarlo in Cina e lasciare che se ne occupasse la zia. A quel tempo ero decisa a fare del mio meglio e guadagnare molti soldi, così da poterlo riportare in America e fargli frequentare le scuole migliori. Ci riuscimmo quando aveva cinque anni. Volevo che ricevesse la migliore istruzione possibile in questo paese. Venni a sapere che le scuole private erano migliori di quelle pubbliche, quindi gliene cercai una. Tuttavia, siccome non parlava bene inglese, non riusciva a capire gli insegnanti e imparò ben poco nel primo semestre. Non ebbi altra scelta che mandarlo a una scuola pubblica. Per non farlo partire svantaggiato, usavo il software per la traduzione automatica affinché mi aiutasse a insegnargli l’inglese; dopo le lezioni lo mandavo al doposcuola sperando di farlo migliorare. In prima elementare, per farlo stare al passo con gli insegnamenti, lo aiutavo con i compiti tutti i giorni e contattavo i figli dei miei amici per chiedere loro di aiutarlo a risolvere le difficoltà che incontrava studiando inglese. Inoltre, tutti i giorni, dopo che era tornato da scuola e aveva finito di mangiare e di farsi il bagno, gli chiedevo di prendere un libro assegnatogli dall’insegnante per leggerlo più volte e insistevo affinché lo facesse per mezz’ora tutti i giorni, perché pensavo che solo in questo modo potesse ricordarne tutto il contenuto. Quando non riusciva a leggere bene, non ero per nulla indulgente e insistevo: se continuava a leggere male, mi arrabbiavo. Vedendo che mi opponeva resistenza nel suo cuore e era negligente di proposito, ma pensava sempre a giocare, divenni ancora più ansiosa e non riuscivo a controllare il mio umore mentre gli chiedevo: “Perché non mi consideri? So di essere severa con te, ma non credi che lo stia facendo per il tuo bene!”. Non ebbe altra scelta che continuare a leggere in modo superficiale. Ogni volta, dopo essermi arrabbiata con lui, vedevo che continuava penosamente a leggere e la cosa mi rattristava. Nemmeno io avrei voluto essere così dura ed esigente, ma non avevo scelta perché non faceva i progressi che ci aspettavamo.

Questo tipo di vita durò per un po’ e non gli concedevo quasi la possibilità di giocare. In quel periodo avevo anche pensato di lasciarlo rilassare, pensando che i bambini dovessero avere un’infanzia tranquilla e felice. Ma poi pensavo: se non riesce a superare il test di una buona università non troverà mai un buon lavoro e avrà il mio stesso futuro: potrà sostenere la famiglia solo lavorando duramente per tutta la vita. Dopo aver riflettuto molto, pensai che dovevo chiedergli ancora di utilizzare il tempo del gioco per leggere, credevo fermamente che studiando sodo avrebbe sicuramente tenuto il passo con gli studi. Ero convinta che poiché non era stupido, i suoi voti sarebbero certamente stati migliori di quelli degli altri se avesse studiato sodo. Credevo che “non ci fosse motivazione senza pressione”, così chiedevo che ottenesse almeno più di 90 punti all’esame di cinese e 100 punti all’esame di matematica, e che dovesse avere una calligrafia nitida quando svolgeva i compiti ogni giorno per evitare di perdere punti all’esame a causa di una brutta calligrafia. Lo paragonavo spesso ai figli dei miei amici. Ogni volta che venivo a sapere che i loro risultati all’esame erano migliori di quelli di mio figlio, mi sentivo incerta e lo biasimavo per non aver studiato sodo; alcune volte lo picchiavo e lo rimproveravo. Quando lo picchiavo, lui, sentendosi indifeso e offeso, mi diceva: “Mamma, ho letto tanto e ho anche ascoltato attentamente le lezioni dei miei insegnanti, ma ancora non riesco a soddisfare le tue richieste”. Anche se diceva così, continuavo a pensare che finché continuava a sforzarsi, avrebbe di certo ottenuto buoni voti e che solo avendo buoni voti potesse avere un futuro roseo. Perciò continuavo a supervisionare i suoi studi come avevo fatto ogni giorno in passato…

Mentre il tempo passava, la relazione tra me e mio figlio si deteriorava sempre più: non mi raccontava niente di quello che succedeva; non osava nemmeno esprimere le sue preferenze e i suoi veri pensieri davanti a me. Sentivo anche che lo capivo sempre meno e poco a poco smettemmo di parlare. Lui era sempre infelice. Siccome era sempre di cattivo umore, litigava con i compagni, divenne asociale e iniziò persino a mentire… Tutto ciò mi addolorava. Speravo che potesse vivere una buona vita in futuro ed essere felice. Ma, perché i miei sforzi l’avevano fatto diventare così? Mi sentivo esausta fisicamente e mentalmente, e provavo sempre più rabbia. Perché stava succedendo? Mi sentivo incapace. Non sapevo come educare mio figlio e migliorare la mia relazione con lui. Mi sentivo davvero amareggiata!

Nel dicembre 2016, io e mio figlio accettammo l’opera di Dio. All’inizio non sapevo come affidarmi a Dio per risolvere le mie difficoltà. In seguito lessi un articolo sulla testimonianza di uno dei miei fratelli e sorelle; un passaggio delle parole di Dio toccò il mio cuore. Dio dice, “Tuttavia, quando arriva il momento di crescere la generazione successiva, le persone proietteranno sui loro discendenti tutti i desideri irrealizzati della prima metà della loro vita, sperando che la prole compensi tutte le delusioni ricevute in quel periodo. […] A questo punto le speranze per la vita si rinfocolano e nuove passioni si accendono nel cuore degli uomini. Le persone sanno di essere impotenti e disperate in questa vita, di non avere un’altra occasione, un’altra speranza di distinguersi dagli altri e di non avere altra scelta se non accettare il proprio destino. Perciò proiettano tutte le loro speranze, i loro desideri e ideali irrealizzati, sulla generazione successiva, sperando che la prole possa aiutarle ad avverare i loro sogni e a realizzare i loro desideri; che le figlie e i figli portino onore al nome della famiglia, che diventino importanti, ricchi o famosi; in breve, vogliono vedere la fortuna della loro progenie volare in alto. I progetti e le fantasie degli uomini sono perfetti; essi non sanno che non spetta a loro decidere quanti figli avranno, il loro aspetto, le loro capacità e così via? Non sanno che il destino dei loro figli non è affatto nelle loro mani? Gli esseri umani non sono i padroni del proprio destino, eppure sperano di cambiare il futuro della generazione più giovane; non possono sfuggire al destino, eppure provano a controllare quello dei loro figli e delle loro figlie. Non si sopravvalutano? Queste non sono stupidità e ignoranza umane? Le persone fanno qualunque cosa per amore della prole ma, alla fine, il numero di figli che hanno e il loro aspetto non corrispondono ai loro piani e desideri”. Le parole di Dio descrivevano proprio me! Ero proprio così. Sin da piccola, influenzata dal mio ambiente, avevo inconsciamente approvato la visione secondo cui “la conoscenza può cambiare il tuo destino”, pensando che coloro che non hanno istruzione non hanno un futuro meraviglioso. Avevo anche cercato di cambiare il mio stesso destino per mezzo della conoscenza, ma alla fine non ebbi altra scelta che abbandonare la scuola a causa della mia famiglia molto povera. Dopodiché sperai di potermi affidare alla conoscenza per cambiare il destino di mio figlio, sperando che potesse studiare sodo per entrare in una buona università e avere in futuro un buon lavoro, così da poter vivere una vita priva di preoccupazioni. Per raggiungere questo scopo, dedicai i miei sforzi ad aiutare mio figlio nei suoi studi e lo obbligai addirittura a tenere un livello molto alto nello studio. Ma alla fine la ricompensa fu che non solo non gli feci prendere voti migliori, ma lo feci diventare un bambino asociale, sottoposto a molta pressione, che litigava con gli altri a scuola e mentiva sempre di più. Io e mio figlio non riuscivamo ad aprire il cuore l’uno all’altra, ed entrambi vivevamo nel dolore. Secondo le parole di Dio, il futuro di mio figlio non dipendeva da me, e anche il grado della sua istruzione era al di fuori del mio controllo. Non ero nemmeno in grado di controllare il mio stesso destino, come potevo controllare il suo?

Vidi un altro passaggio della parola di Dio: “Dal momento in cui entri piangendo in questo mondo, cominci a svolgere il tuo dovere. Rivesti il ruolo che ti è stato assegnato nel piano e nell’ordinamento di Dio. Intraprendi il viaggio della vita. Qualunque siano le tue origini e qualunque sia il viaggio che ti attende, nessuno può sfuggire all’orchestrazione e alla pianificazione che il Cielo ha in serbo per lui e nessuno possiede il controllo del proprio destino, dal momento che solo Dio, che governa tutte le cose, è in grado di svolgere tale opera”. Dalla parola di Dio capii: veniamo al mondo con una missione, e ognuno di noi recita il proprio ruolo ordinato da Dio. Nessuno di noi può controllare il proprio destino, poiché il destino dell’uomo è nelle mani di Dio. Confrontando le Sue parole, compresi che le prospettive future di mio figlio avrebbero potuto essere dettate solo da Dio: il suo lavoro, la sua vita e ogni altro aspetto del suo futuro erano tutti predeterminati da Dio; nessuno oltre Lui ha l’ultima parola. Le parole di Dio avevano ribaltato i miei punti di vista errati. Capii che ero solo una piccola creatura e che non potevo cambiare il destino di mio figlio, nemmeno tramite la conoscenza: noi esseri umani siamo stati creati da Dio e nessuno conosce i nostri bisogni meglio di Lui, per cui tutto quello che Lui ha disposto per noi è certamente il meglio. Pensai anche alle esperienze personali dei miei amici e parenti intorno a me: mia nipote era una studentessa universitaria in America e sapeva l’inglese molto bene, ma non trovò un lavoro che corrispondesse alla sua qualifica accademica e, alla fine, andò a lavorare come cameriera in un ristorante ed ebbe solo entrate normali. Un capo di un ristorante dove lavoravo prima aveva fatto solo le elementari e anche il suo inglese era pessimo, eppure poté mettersi in proprio, guadagnò molto e comprò una casa e una macchina… Questi fatti mi fecero credere ancora di più che non sono istruzione e conoscenza a cambiare il nostro destino: il destino di tutte le persone è dettato da Dio. Senza la Sua predestinazione, non importa quanto duramente proviamo: non otterremo mai ciò che volevamo. Dopo averlo capito, il mio cuore si sentì sollevato: il fatto che mio figlio avesse o meno un buon futuro non dipendeva dai miei sforzi ma dalla predestinazione di Dio. Volevo abbandonare il mio precedente metodo errato di istruire mio figlio, affidarlo a Dio e sottomettermi alla Sua orchestrazione e disposizione in tutte le cose.

In seguito il mio atteggiamento verso lo studio di mio figlio subì una certa trasformazione: non ero più rigorosa come prima nella pretesa che mantenesse una bella grafia quando faceva i compiti, non lo paragonavo più agli altri e non lo obbligavo più a ottenere voti alti agli esami. Al contrario, gli concedevo del tempo per giocare e qualche volta leggevamo le parole di Dio e cantavamo inni per lodarLo assieme. Dopo un po’ vidi mio figlio tornare felice e cominciare a chiacchierare di nuovo con me. Una volta una sorella gli chiese se era felice dopo aver creduto in Dio. Lui rispose: “Dopo aver creduto in Dio sono molto felice. Perché quando ero in prima elementare, la mia mamma mi chiedeva di leggere attentamente un libro. Alcune volte non volevo farlo, ma avevo paura che lei mi sgridasse e così fingevo di farlo seriamente. Tuttavia ero molto infelice dentro di me. Quando non lo facevo bene, lei mi picchiava e mi rimproverava. Ora vedo che lei è cambiata. Quando sbaglio, me lo dice gentilmente. La maggior parte delle volte mi insegna con gentilezza e non mi picchia più come prima. In passato non si preoccupava di quello che mi accadeva a scuola. Ora non importa ciò che mi accade a scuola, ho il coraggio di raccontarglielo. In passato non mi piaceva perché non era gentile con me. Quando si arrabbiava pensavo: ‘Non ascolterò ciò che mi sta dicendo’ e volevo solo darle contro. Ora è cambiata e anch’io voglio cambiare le mie cattive tendenze. Prima diceva che finché continuavo a leggere avrei avuto un buon lavoro e avrei potuto fare molti soldi. Quando i miei voti non erano alti, non avevo il coraggio di dirglielo perché mi avrebbe rimproverato. Ora mi dice che finché sto attento agli esami, va tutto bene: non pretende che prenda 100 punti. Quindi non importa quanti punti prendo, ho il coraggio di portare a casa i risultati degli esami e di farglieli vedere”. Sentendo quello che mio figlio diceva, mi si scaldò il cuore. Ringraziai Dio dal profondo. È stato Dio che ha cambiato il mio metodo errato di istruire mio figlio e che gli ha permesso di capire le cose. Tutti questi cambiamenti sono stati l’opera di Dio.

Recentemente mio figlio ha sostenuto il test d’ingresso di una scuola media a New York. Prima, siccome speravo sempre che potesse fare il test per una buona scuola media, quando faceva l’esame pretendevo che prendesse voti alti. Questa volta pensai che avevo creduto in Dio e quindi misi da parte le mie false opinioni, esercitai la verità di obbedire a Dio e consegnai tutto nelle Sue mani. Perciò il giorno prima dell’esame dissi a mio figlio: “Domai prenderai gli esami. Tu stesso dovresti pregare Dio. Quando sosterrai gli esami, prova a fare del tuo meglio e vedrai che andrà bene. Sia che i risultati siano buoni o meno, sarà la volontà di Dio. Quando preghi Dio, devi essere ragionevole. Non puoi pretendere che Dio ti faccia entrare in una buona scuola. Anche se non otterrai buoni voti, non puoi lamentarti di Dio, perché ciò che Dio ha disposto è il meglio, ed è il futuro più adatto a te”. Sentendo le mie parole, lui mi disse: “Mamma, pregherò Dio e mi impegnerò anche negli esami”. Ringraziai Dio dal profondo del mio cuore per aver permesso a me e a mio figlio di cambiare così tanto. In passato feci molti sforzi ma tutti inutili. Ho visto che solo le parole di Dio possono cambiarci. Ora istruisco mio figlio secondo le parole di Dio e mi sottopongo alla Sua sovranità e disposizione in tutte le cose. Mi sento molto sicura e libera nel mio cuore. Ringrazio Dio perché mi ha guidata e, poco a poco, mi sono liberata dei punti di vista sbagliati di Satana e ho rovesciato la mia indole corrotta. Ho anche visto che istruire i figli solo secondo le parole di Dio è il modo più corretto perché ho sperimentato personalmente che i metodi diversi di istruzione portano ai risultati diversi. Dal profondo del mio cuore ringrazio e lodo Dio: grazie Dio! Gloria a Dio!

Traduzione di Barbara Pozzi

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C’è un modo per risolvere il “divario generazionale”!

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