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Le benedizioni e l’ira di Dio verso il re Salomone

Sulla base di quanto si narra nella Bibbia sul re Salomone, egli aveva ricevuto grandi benedizioni da Dio, diventando il re più saggio di tutta la storia. Durante il suo regno, Israele raggiunse una prosperità e una floridità senza precedenti. Tuttavia, il re Salomone incorse nell’ira di Jahvè Dio, poiché era diventato depravato, e subì il Suo rigetto e la Sua condanna. Dopo la sua morte, Israele fu diviso in due parti. Quindi, cosa dovremmo apprendere dell’indole di Dio dai due differenti atteggiamenti che Egli ebbe nei confronti di Salomone? Che parte della Sua volontà Dio ci sta comunicando? Andiamo ad analizzare insieme la storia di Salomone.

Dio benedice e ha misericordia di coloro che prendono a cuore la Sua volontà

È scritto nella Bibbia: “A Gabaon, Jahvè apparve di notte, in sogno, a Salomone. E Dio gli disse: ‘Chiedi quello che vuoi ch’io ti dia’. Salomone rispose: ‘[…] Da’ dunque al tuo servo un cuore intelligente ond’egli possa amministrar la giustizia per il tuo popolo e discernere il bene dal male; poiché chi mai potrebbe amministrar la giustizia per questo tuo popolo che è così numeroso?’ Piacque al Signore che Salomone gli avesse fatta una tale richiesta. E Dio gli disse: ‘Giacché tu hai domandato questo, e non hai chiesto per te lunga vita, né ricchezze, né la morte de’ tuoi nemici, ma hai chiesto intelligenza per poter discernere ciò ch’è giusto, ecco, io faccio secondo la tua parola; e ti do un cuor savio e intelligente, in guisa che nessuno è stato simile a te per lo innanzi, e nessuno sorgerà simile a te in appresso. E oltre a questo io ti do quello che non hai domandato: ricchezze e gloria; talmente, che non vi sarà durante tutta la tua vita alcuno fra i re che possa esserti paragonato’ (1 Re 3:5, 9–13)”.

Dalla promessa di Jahvè Dio a Salomone possiamo comprendere che Egli colmò in modo particolare di grazia e benedisse coloro che presero a cuore la Sua volontà. Salomone non chiese a Dio di concedergli ricchezze materiali o una lunga vita, ma domandò invece che Egli gli concedesse la saggezza, in modo da poter meglio governare il popolo e guidarlo ad adorare Dio. Non vi fu egoismo nella supplica di Salomone, né alcuna contraffazione dei suoi interessi personali. Egli desiderava solo essere rispettoso di Dio, rispondere alla Sua volontà e governare bene gli Israeliti: ciò recò gioia a Dio. E nel quarto anno del suo regno, Salomone iniziò a erigere il tempio per Jahvè, impresa che richiese in tutto sette anni e mezzo per essere completata. Le azioni di Salomone erano in accordo con la volontà di Dio, per cui Egli lo benedisse grandemente. Non solo gli conferì la più considerevole saggezza che un re avesse mai posseduto, ma anche innumerevoli ricchezze, ineguagliate da qualsiasi altro sovrano sulla terra durante la sua vita.

Dio rigetta e maledice coloro che offendono la Sua indole

Ma Salomone, così benedetto da Jahvè Dio, divenne in seguito depravato e compì molte azioni che agli occhi di Jahvè Dio apparvero malvagie.

Nei Dieci Comandamenti proclamati da Jahvè Dio, Egli disse: “Non avere altri dèi nel mio cospetto. […] Non ti prostrare davanti a quelle cose e non servir loro, perché io, Jahvè, il tuo Dio, sono un Dio geloso […]” (Deuteronomio 5:7, 9). A quel tempo, Mosè proclamò agli Israeliti: “Non t’imparenterai con loro, non darai le tue figliuole ai loro figliuoli e non prenderai le loro figliuole per i tuoi figliuoli, perché stornerebbero i tuoi figliuoli dal seguir me per farli servire a dèi stranieri, e l’ira di Jahvè s’accenderebbe contro a voi, ed egli ben presto vi distruggerebbe” (Deuteronomio 7:3–4). Anche Jahvè Dio apparve a Salomone e lo esortò personalmente: “Ma se voi o i vostri figliuoli vi ritraete dal seguir me, se non osservate i miei comandamenti e le mie leggi che io vi ho posti dinanzi, e andate invece a servire altri dèi ed a prostrarvi dinanzi a loro, io sterminerò Israele d’in sulla faccia del paese che gli ho dato” (1 Re 9:6–7).

Dio proibì agli Israeliti di sposare gentili e, ancor più severamente, vietò loro di servire altri dei o di inchinarsi innanzi a loro. Ciò avrebbe offeso la Sua indole e avrebbe attirato la Sua condanna e la Sua punizione. Tuttavia, Salomone non riconobbe l’indole di Dio e non ebbe un cuore colmo di rispetto per Lui. Si mostrò insensibile ai Suoi comandamenti e alle Sue leggi; fece erigere per sé un sontuoso palazzo, la cui costruzione durò tredici anni, ed ebbe oltre un migliaio di mogli e concubine. Godette senza sosta dei piaceri della carne e adorò persino idoli in compagnia di donne gentili; costruì anche altari idolatrici su una collina di fronte a Gerusalemme. Le azioni che Salomone compì violarono gravemente i comandamenti di Dio e offesero la Sua indole. Persino quando l’avvertimento di Jahvè Dio lo colpì, Salomone non riuscì ancora a prenderlo sul serio e continuò la sua vita dissoluta di gozzoviglie, affondando sempre più profondamente nel peccato. Ciò attirò il disprezzo di Dio e Lo condusse a esprimere la Sua ira: “E Jahvè disse a Salomone: ‘Giacché tu hai agito a questo modo, e non hai osservato il mio patto e le leggi che t’avevo date, io ti strapperò di dosso il reame, e lo darò al tuo servo’ (1 Re 11:11)”.

L’indole di Dio non contiene solo misericordia e amore, ma soprattutto maestà e ira

Quali aspetti dell’indole di Dio veniamo a conoscere dalle situazioni in cui Jahvè Dio benedisse Salomone e, poi, espresse la Sua ira? È detto nella parola di Dio: “In realtà i pensieri di Dio si trasformano continuamente secondo il mutare delle cose e degli ambienti; al variare di queste cose, si riveleranno aspetti diversi della sostanza di Dio. […] Inoltre, Dio usa le Sue vere rivelazioni per dimostrare all’umanità la verità dell’esistenza della Sua ira, della Sua misericordia, della Sua amorevolezza e della Sua tolleranza. La Sua sostanza sarà rivelata in ogni momento e in ogni luogo secondo l’andamento delle cose. Egli possiede l’ira del leone e la misericordia e la tolleranza della madre. A nessuno è consentito mettere in discussione, violare, modificare o distorcere la Sua indole giusta” (“Dio Stesso, l’Unico II”). “Certo, la misericordia e la tolleranza di Dio non vengono meno, ma la Sua santità e la Sua giustizia, quando scatena la Sua ira, mostrano altresì all’uomo l’intolleranza di Dio nei confronti di qualsiasi offesa. Quando l’uomo è totalmente capace di obbedire ai comandi di Dio e agisce secondo quanto Egli prescrive, Dio abbonda in misericordia verso di lui; ma se l’uomo si lascia colmare di corruzione, odio e inimicizia verso Dio, Egli Si adira profondamente” (“L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II”). Da queste parole possiamo comprendere che Dio non solo possiede misericordia e amore, ma anche maestà e ira. Egli può conferire all’uomo benedizioni e può anche esprimere la Sua ira; questo è stabilito dalla Sua indole di giustizia. Inoltre, l’atteggiamento di Dio nei confronti dell’uomo non è immutabile; Egli può modificarlo sulla base della ricerca compiuta dall’uomo, così come dall’atteggiamento che questi ha verso la verità, dall’incarico che Egli gli ha assegnato e dalle Sue richieste. Quando l’uomo mantiene nel suo animo un atteggiamento di rispetto per Dio, è pronto a prendere a cuore la Sua volontà, cerca di amarLo e di compiacerLo, si concentra sul seguire i Suoi comandamenti e fa tutto il possibile per agire secondo le Sue richieste, allora Egli approva le sue azioni e le benedice; è colmo di misericordia e di amore per lui. Ma quando l’uomo viola i Suoi comandamenti, insistendo nel fare cose che ben sa che offendono l’indole di Dio o addirittura Gli si oppongono apertamente e Gli resistono, Dio lo rigetta e lo condanna, o persino lo maledice e lo punisce. È in momenti come questi che Egli è pieno di maestà e ira verso l’uomo. Proprio come il tempo in cui il regno di Salomone era appena iniziato: il re aveva allora a cuore la volontà di Dio, voleva governare bene il Suo popolo e guidarlo ad adorare Dio, che era la ragione per cui Gli aveva chiesto la saggezza, desiderando usare quanto conferitogli per compiere azioni che Lo compiacessero e realizzassero il Suo incarico. Dio apprezzò la ricerca di Salomone e la sua considerazione per Lui, per cui lo benedisse grandemente. Quando egli violò i comandamenti di Dio, desiderando ardentemente la bellezza, vivendo nei piaceri della carne e persino rigettando Jahvè Dio, adorando gli idoli dei gentili e compiendo azioni per farLo infuriare, Egli espresse a Salomone la Sua ira. Dio gli strappò via il suo regno e, dopo la sua morte, Israele venne diviso.

La vicenda di Salomone non rappresenta per noi solo un campanello d’allarme, ma cambia anche le nostre definizioni sull’indole di Dio. Il Dio in cui crediamo è giusto e non è come noi Lo immaginiamo, tutto amore e misericordia, e non continuerà a essere compassionevole e a perdonarci, indipendentemente da quanto pecchiamo o ci opponiamo a Lui. Al contrario, Egli osserva incessantemente le nostre parole e le nostre azioni, ogni nostro movimento. Se possediamo cuori che riveriscono Dio, se i nostri pensieri e le nostre azioni sono in accordo con la verità, se cerchiamo di compiacere Dio e di obbedirGli e prendiamo a cuore la Sua volontà, allora Egli ci colmerà di grazia e ci benedirà. Se siamo consapevoli della verità, ma non la mettiamo in pratica e continuiamo a violare i Suoi comandamenti e a compiere azioni malvagie che si oppongono a Lui, offendendo la Sua indole, allora si abbatteranno su di noi la Sua punizione e la Sua dannazione. In questa epoca malvagia vi sono troppe tentazioni, troppe prove. Esistono innumerevoli luoghi di intrattenimento che possono allontanare il nostro cuore da Dio, guidandoci verso le tentazioni di Satana. Senza la verità, non conosceremo l’indole di giustizia di Dio che non tollera alcuna offesa, non avremo un cuore colmo di rispetto per Lui, e sarà allora molto difficile resistere alle tante tentazioni di Satana. In qualsiasi momento potremmo compiere qualche azione che offende l’indole di Dio. Questo è il motivo per cui ognuno di noi dovrebbe mantenere un cuore riverente verso di Lui, attenersi continuamente alle Sue parole e conservare un atteggiamento cauto in parole e azioni. Dovremmo considerare il fallimento di Salomone come un avvertimento per noi stessi a non compiere azioni che offendano l’indole di Dio e a prendere a cuore la Sua volontà, mettendo spesso in pratica le Sue richieste, in modo che quando le prove si abbatteranno su di noi, potremo ricevere la Sua protezione e acquistare la Sua grazia e le Sue benedizioni!

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