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Credere in Dio: non dobbiamo essere come ciechi

Una persona “cieca”, come suggerisce il nome, è una persona che ha gli occhi spalancati, ma non riesce a vedere nulla. Si tratta di una metafora, utilizzata per coloro a cui manca la conoscenza e che sono quasi analfabeti. Quando ci si serve di quest’espressione, alcuni fratelli e sorelle potrebbero chiedere: cosa ha a che fare tutto ciò con la nostra fede in Dio? All’inizio, anch’io non ne avevo una conoscenza approfondita. Questa mia ignoranza proseguì fino a quando, una volta, mentre praticavo la devozione spirituale, lessi le testimonianze contenute nel Vangelo secondo Giovanni 9. Ciò mi permise di acquisire una certa comprensione del motivo per cui alcuni credenti nel Signore sono come ciechi che hanno gli occhi spalancati.

In base a Giovanni 9, la testimonianza si svolge come segue: il giorno di sabato il Signore Gesù guarì un uomo nato cieco. Quest’uomo fu portato dai farisei e costoro gli chiesero come avesse acquistato la vista. Egli rispose ai farisei che il Signore Gesù aveva spalmato dell’argilla sui suoi occhi e che lui aveva potuto vedere dopo esserseli sciacquati. In quel momento, alcuni dei farisei dicevano: “Quest’uomo non è da Dio perché non osserva il sabato”. Ma altri dicevano: “Come può un uomo peccatore far tali miracoli?” E v’era disaccordo fra loro. Poiché i farisei non credevano che quest’uomo fosse cieco dalla nascita, ottennero conferma di tale fatto dai suoi genitori. I farisei richiamarono di nuovo l’uomo che era nato cieco, e gli dissero: “Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quell’uomo è un peccatore”. Egli rispose: “S’egli sia un peccatore, non so, una cosa so, che ero cieco e ora ci vedo”. Essi allora gli dissero: “Che ti fece egli? Come t’aprì gli occhi?” Egli rispose loro: “Ve l’ho già detto e voi non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse anche voi diventar suoi discepoli?” Essi l’ingiuriarono e dissero: “Sei tu discepolo di costui; ma noi siam discepoli di Mosè. Noi sappiamo che a Mosè Dio ha parlato; ma quant’è a costui, non sappiamo di dove sia”. Quell’uomo rispose e disse loro: “Questo poi è strano: che voi non sappiate di dove sia; eppure, m’ha aperto gli occhi! Si sa che Dio non esaudisce i peccatori; ma se uno è pio verso Dio e fa la sua volontà, quello egli esaudisce. Da che mondo è mondo non s’è mai udito che uno abbia aperto gli occhi ad un cieco nato. Se quest’uomo non fosse da Dio, non potrebbe far nulla”. I farisei replicarono, pieni di rabbia: “Tu sei tutto quanto nato nel peccato e insegni a noi?” E lo cacciaron fuori. Gesù udì che l’avean cacciato fuori; e trovatolo gli disse: “Credi tu nel Figliuol di Dio?” Colui rispose: “E chi è egli, Signore, perché io creda in lui?” Gesù gli disse: “Tu l’hai già veduto; e quei che parla teco, è lui”. Ed egli disse: “Signore, io credo”. E gli si prostrò dinanzi. E Gesù disse: “Io son venuto in questo mondo per fare un giudizio, affinché quelli che non vedono vedano, e quelli che vedono diventino ciechi”. E quelli de’ farisei che eran con lui udirono queste cose e gli dissero: Siamo ciechi anche noi? Gesù rispose loro: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane” (Vedi Giovanni 9: 1–41)

Dalle testimonianze di questo capitolo, possiamo comprendere che anche se quest’uomo, che era nato cieco, non poteva vedere con i suoi occhi fisici, i suoi occhi spirituali erano però ben aperti. Dai miracoli compiuti dal Signore Gesù su di lui, costui riconobbe che Egli non era una persona comune e che quel che faceva proveniva da Dio. E lo riconobbe perché sapeva che solo Dio possiede un potere e un’autorità tali da far sì che il cieco veda di nuovo la luce, e sapeva anche che un’autorità e un potere del genere non potevano essere posseduti da alcuna persona, né alcuna persona sarebbe stata capace di esercitarli. Poiché conosceva queste cose, quando il Signore Gesù gli chiese: “Credi tu nel Figliuol di Dio?” egli rispose senza esitazione: “Signore, io credo”. E adorò Dio. E per quanto riguarda i farisei? Essi non erano esteriormente ciechi, ma i loro occhi spirituali furono orbi quando si trovarono di fronte all’opera del Signore Gesù. Essi videro chiaramente che Egli compiva molti segni e prodigi, come far vedere il cieco e far deambulare lo zoppo sulle sue gambe, camminare sulle acque, dare da mangiare a cinquemila persone con cinque pani e due pesci, risuscitare i morti e così via. Ma ancora, secondo loro, non si trattava del Messia che doveva venire. Questi farisei giudicarono l’identità del Signore solo dal Suo aspetto. Insistettero sul fatto che il Signore Gesù era un Nazareno, un uomo comune, figlio del povero falegname Giuseppe. Pertanto, quando videro in prima persona che l’uomo nato cieco era stato guarito, non compresero affatto l’essenza divina del Signore Gesù e Lo condannarono sconsideratamente e negarono che Egli fosse di Dio. Alla fine, si unirono al governo romano per inchiodare il Signore Gesù sulla croce, provocando l’indole di Dio e commettendo un crimine efferato. Ovviamente, questi farisei erano veramente come persone cieche con gli occhi spalancati. Essi videro con i propri occhi i miracoli compiuti dal Signore Gesù, ma il loro spirito era intorpidito e lento. Questo è il motivo per cui non poterono sostanzialmente vedere che il potere del Signore Gesù proveniva da Dio e che Egli era il Redentore che avevano disperatamente desiderato tanto a lungo. Nessuna meraviglia che le parole di Dio affermassero: “Va’ e di’ a questo popolo: Ascoltate, sì, ma senza capire; guardate, sì, ma senza discernere” (Isaia 6:9).

L’opera del Signore Gesù è durata già oltre duemila anni. In questo momento, i disastri in diversi Paesi stanno assumendo dimensioni sempre maggiori. La gran parte delle profezie riguardanti il ritorno del Signore è stata adempiuta, come il ritorno di Israele, la voragine del Monte degli Ulivi e l’apparizione di falsi cristi. Questo è sufficiente per dimostrare che il Signore dovrebbe essere ritornato. Noi che, come gli Israeliti di quel tempo che si trovarono ad affrontare l’opera del Signore Gesù, siamo in una fase di cambiamento tra un’età vecchia e una nuova, come dovremmo noi guardare al ritorno del Signore e attenderLo? Se saremo così vivi nello spirito come l’uomo nato cieco, che riconobbe l’identità di Dio dai miracoli che il Signore Gesù compì su di lui, e seppe che Egli era Cristo, Dio Stesso; se saremo come i discepoli del Signore Gesù, che riconobbero dalla Sua opera e dalle Sue parole che Egli era il Messia che doveva venire e credettero in Lui e Lo seguirono, allora noi saremo coloro i cui occhi spirituali sono aperti. In tale maniera, anche se il Signore, quando ritornerà, ci apparirà in modi e immagini completamente in disaccordo con le nostre nozioni e immaginazioni, nella misura in cui ricercheremo con sincerità ed esamineremo con attenzione, anche noi potremo riconoscere l’identità di Dio dalla Sua opera e dalle Sue parola e, quindi, accogliere il ritorno del Signore. Se rimarremo insensibili nello spirito, e non ricercheremo né indagheremo la Sua opera in disaccordo con la nostra concezione, allora saremo le vergini stolte che perdono l’occasione di accogliere lo sposo. Proprio come fecero i farisei che, anche se videro la manifestazione di Dio, insistettero nel condannarLo ferocemente e ostinatamente, così da non poter scorgere la straordinaria autorità e il potere di Dio, né da riuscire a riconoscere l’identità originaria di Lui Stesso. A questo punto, possiamo comprendere quanto sarà tragico e terribile, se noi credenti in Dio saremo come ciechi con gli occhi spalancati!

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