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Onnipotenza di Dio: il figlio è guarito alla morte imminente

Era il mattino del 2 Marzo 2018. Stavo lavorando quando il mio cellulare squillò. Quando risposi, una vocina debole mi disse, “Mamma, mi gira la testa. Ho vomitato la colazione e ho un forte dolore allo stomaco…” Dopo aver riagganciato, presi un giorno di permesso e mi precipitai a casa per portare mio figlio in ambulatorio. Dopo averlo esaminato il dottore disse, “Suo figlio potrebbe avere una perforazione gastrica e necessita di cure immediate. Purtroppo qui le attrezzature mediche sono limitate. Farebbe meglio a portarlo in un grande ospedale. Ho chiamato un’ambulanza”. In quel momento mio figlio emise un grido e svenne. Il dottore fece subito prendere la pressione sanguigna di mio figlio da un’infermiera, ma ella non fu in grado di darne una lettura. Allora, il dottore diede a mio figlio degli schiaffetti sulle guance. A quel punto ebbi davvero paura che potesse morire. Urlavo il suo nome ma lui non rispondeva. Nel panico, ricordai Dio e lo chiamai ininterrottamente, “Oh Signore! Ti prego a salvare mio figlio”. Dopo un po’, il polso ricominciò a battere e i suoi occhi si aprirono un poco, dissipando le mie paure.

A quel punto arrivò l’ambulanza. Nel tragitto verso l’ospedale, il dottore continuò a monitorare il battito, ero molto nervosa e il mio cuore batteva forte, per paura che la linea sul cardiofrequenzimetro si appiattisse. Tenendo le mani di mio figlio, sdraiato sulla barella, provai angoscia nel mio cuore e non osai immaginare come avrei potuto vivere senza di lui. Lungo il cammino continuai a invocare Dio, ostinata a non lasciarLo nemmeno per un secondo.

Una volta giunti all’ospedale, mio figlio venne portato d’urgenza in pronto soccorso. Aspettai nervosamente all’esterno. Dopo un po’, venne da me un dottore e mi disse con un’espressione seria, “Gli esami mostrano che suo figlio ha avuto un infarto miocardico acuto. È una patologia piuttosto rara che affligge meno dell’un percento dei suoi coetanei in Corea”. Ascoltando le parole del dottore, sentii una fitta di terrore; non disposta ad accettare la cosa chiesi, “Com’è possibile che sia successo questo al mio bambino?” Egli rispose, “Probabilmente il suo cuore è stato colpito da dei virus del raffreddore, che hanno causato uno scompenso degli organi interni. Adesso, le condizioni di suo figlio sono critiche. È in uno stato di semi incoscienza. Il suo stomaco è pieno di liquidi e il battito è molto debole. Necessita di un intervento immediato oppure sarà in pericolo di morte. Ma i cardiologi nel nostro ospedale stanno facendo dei corsi di aggiornamento all’estero. In questo momento non c’è alcun dottore che possa eseguire un tale intervento. Farebbe meglio a farlo trasferire immediatamente. Ho chiamato un ospedale specializzato in cardiochirurgia. Può portarlo lì”. Le parole del dottore mi colpirono come un fulmine a ciel sereno. La mia mente si svuotò. Chiesi a me stessa, “Il mio bambino era pieno di vita ed energia ieri, e ora è ad un passo dalla morte. Com’è potuto accadere?” Non ebbi più tempo per pensare e frettolosamente salimmo in ambulanza.

Non appena arrivati in clinica, venne ricoverato in terapia intensiva. Aspettai fuori con ansia e non distolsi mai gli occhi dal portone del reparto, terrorizzata dall’idea che mio figlio potesse perdere la vita. Passarono i minuti senza che nessuno uscisse. In preda ad una terribile paura, non riuscì a trattenere le lacrime che sgorgavano dai miei occhi, e pensai, “La sua vita è in pericolo? Perché non è ancora uscito nessuno? È forse successo qualcosa di brutto al mio bambino? Potrebbe essere… No. Non posso perderlo. Da quando ho divorziato, io e mio figlio abbiamo fatto affidamento l’uno sull’altra. Per il suo bene, ho fatto tutto il possibile per guadagnare. Nella sua vita e nei suoi studi, gli ho dato il meglio e ho cercato di non farlo mai sentire a disagio. Ciononostante, ora che è malato non posso comprare la sua salute. Non posso fare nulla se non guardarlo soffrire. A cosa serve avere tanti soldi?” La notifica di un messaggio interruppe i miei pensieri. Era da parte di una sorella che aveva appreso della malattia di mio figlio. Mi aveva inviato alcuni passi della Parola di Dio: “La fede è come un ponte di un solo ceppo: coloro che abiettamente si aggrappano alla vita avranno difficoltà ad attraversarlo, ma coloro che sono pronti a sacrificare sé stessi possono attraversarlo senza problemi. Se l’uomo nutre pensieri timidi e timorosi, verrà ingannato da Satana. Questi teme che attraversiamo il ponte della fede per entrare in Dio. Satana escogita ogni modo possibile per inviarci i suoi pensieri, noi dovremmo sempre pregare che la luce di Dio splenda su di noi, e dobbiamo sempre confidare in Dio per purificarci dal veleno di Satana. Faremo sempre pratica nel nostro spirito per giungere vicino a Dio. Lasceremo che Dio abbia il dominio su tutto il nostro essere”. “Dio Onnipotente è un medico potentissimo! […] Se disponi di un solo respiro, Dio non ti lascerà morire”. “Sono la vostra salda torre, il vostro rifugio, il vostro sostegno e, inoltre, sono il vostro unico Onnipotente e il vostro tutto! […]”. Le parole di Dio mi diedero speranza e sembrava che Dio mi stesse incoraggiando, dicendomi: “Non preoccuparti. Sono il tuo più grande sostenitore e il tuo aiuto onnipresente”. A quel punto realizzai che la ragione per la quale fossi spaventata era perché avevo accolto i pensieri di Satana e mancato di fede in Dio. In fatti, Dio è il Creatore e tutto è nelle sue mani. Pensai: “Se mio figlio dovesse sopravvivere o morire sarebbe comunque nelle mani di Dio. Se posso contare su di Lui, Egli mi aiuterà a sperare questa difficoltà. Devo avere fede in Lui”.

A quel punto ricevetti un altro messaggio dalla sorella, nel quale c’erano le parole dette da Giobbe quando affrontò la tentazione di Satana: “Jahvè ha dato e Jahvè ha tolto; benedetto sia il nome di Jahvè”. Dopo aver letto il messaggio, pensai: Quando Giobbe perse i suoi averi e i suoi figli ed ebbe piaghe in tutto il corpo, non ha mai incolpato o rinnegato Dio, ma ha continuato a lodare il Suo nome. Questo perché ha avuto vera fede in Lui. Oggi, la malattia ha colpito mio figlio, e ciò sarebbe la tentazione di Satana ma anche una prova di Dio. Dio usa questa occasione per testare la mia fede in Lui e per vedere se posso essergli da testimone. Ciò che posso fare è obbedire alla Sua sovranità e alle Sue disposizioni e affidare mio figlio a Lui, contando su di Lui per affrontare la sua malattia con serenità”. Pensando a queste cose, gradualmente mi calmai.

In quell’istante la porta del reparto di terapia intensiva si aprì e il dottore mi chiamò. Una volta entrata, vidi mio figlio che era ancora in coma, con molti tubi nel suo corpo. Il monitor mostrava che la sua pressione sanguigna era bassa e il suo battito debole. Il suo cuore batteva solo dalle 20 alle 30 volte al minuto. Il dottore incupito mi disse: “Abbiamo effettuato un altro esame e abbiamo scoperto che le condizioni di suo figlio sono molto complicate. Ha un infarto miocardico acuto e un blocco atrioventricolare, le quali sono patologie letali”. Ascoltando il dottore mi preoccupai. “Vi prego operatelo subito”, dissi. Egli scosse la testa e rispose, “Le sue condizioni sono precarie. Il suo cuore ha smesso di battere molte volte. Il suo stomaco è pieno di liquidi e il suo fegato è compromesso. Dunque, il meglio che possiamo fare adesso è usare farmaci che stabilizzino le sue condizioni e tenerlo sotto osservazione. Se non dovesse migliorare entro stanotte, attueremo una procedura invasiva per impiantargli un pacemaker temporaneo. Solo quando il suo cuore batterà normalmente potremo eseguire il trattamento successivo”. Le parole del dottore mi riempirono di preoccupazione. Pensai, “Più malattie ha mio figlio e più è in pericolo. Il suo problema cardiaco mette in pericolo la sua vita. Che cosa posso fare?” Notando il mio stato di ansia il dottore disse: “Farebbe bene ad andare a casa a riposare; ci prenderemo cura noi di suo figlio e la terremo aggiornata”.

Era tardi quando rientrai a casa; sdraiata sul letto, non riuscivo a dormire. Pertanto mi alzai e pregai Dio, “Oh Dio! So che il destino di mio figlio è imposto e deciso da Te. Ma pensando alle sue condizioni mi sento molto preoccupata. Ti prego fa che il suo cuore batta normalmente”. Dopo la preghiera, presi il telefono e misi in riproduzione un inno, “O Dio, Tu hai creato gli uomini, la Tua sovranità regna su di loro.Mi hai scelto e reso in grado di tornare innanzi al Tuo trono. Nel Tuo giudizio e purificazione io posso vedere il Tuo vero amore. Tutto ciò che fai è per salvare e purificare. Anche se ho sofferto, vedo la Tua buona volontà. Tu sei amore, io desidero obbedirTi in tutte le Tue orchestrazioni. O Dio, io comprendo il Tuo volere. Sia che Tu dispensi giudizio, castigo, o conceda la Tua grazia, tutto ciò che fai, tutto ciò che fai è per salvare l’uomo. O Dio, sei così amorevole, sono deciso a seguirTi fedelmente. Non importa cosa affronterò o cosa soffrirò, vivrò solo per ottenere la verità e la vita. O Dio, il Tuo giudizio mi purifica. Quando lo attraverso vedo la benedizione. Mentre giudichi, castighi e metti alla prova, Tu sei sempre al mio fianco. Sei con me quando io soffro, mi conforti e mi guidi. Usi persone, materie e cose per perfezionarmi, perché io possa conoscere la verità e Te. Il Tuo giudizio è amore, questa benedizione rivela il Tuo potere e saggezza”. Ascoltando questo inno, venni toccata da ogni parola e iniziai a cantare. Quando arrivai alla parte che dice, “Tu sei amore, io desidero obbedirTi in tutte le Tue orchestrazioni”. pensai alla mia preghiera. “Ero forse stata esigente con Dio? Avevo fede in Dio? Quando Dio ha chiesto ad Abramo di offrire il suo unico figlio, sebbene fosse disperato, egli ha comunque offerto Isacco spontaneamente per via della sua devozione ed obbedienza nei confronti di Dio. Al contrario, la mia fede è troppo poca. Sebbene io abbia accettato l’opera di Dio negli ultimi giorni, ho passato la maggior parte del mio tempo facendo soldi. Ho partecipato raramente agli incontri o letto le parole di Dio, tanto meno adempiuto ai miei doveri di creatura divina. Ma adesso, da quando mio figlio è malato, ho fatto richieste a Dio, chiedendo di salvarlo. Non ho nessun obbediente per Dio. Quando le sue condizioni sono peggiorate, sebbene abbia pregato Dio, non ho avuto fede in Lui ma ho vissuto nella paura e nella preoccupazione. Sono veramente una persona di poca fede”. Con questi pensieri, fui pronta ad imitare Abramo e ad obbedire e compiacere Dio. Mi inginocchiai e pregai, “Oh Signore! Grazie per la Tua guida e la Tua illuminazione. Anche se non sono come Abramo, per quanto riguarda la malattia di mio figlio, sono disposta a testimoniare per Te e non Ti accuserò mai più. Però la mia condizione è così precaria e la mia fede in Te è troppo debole. Che Tu possa proteggere il mio cuore, così che io non possa mai lamentarmi di Te, a prescindere dal fatto che mio figlio viva oppure no”. A quel punto ascoltai altri inni e mi addormentai.

Il mattino seguente il dottore mi chiamò, “Dovrebbe venire in ospedale immediatamente. Le condizioni di suo figlio non migliorano. È rimasto in coma tutta la notte. Temiamo che la sua vita possa essere in pericolo. Abbiamo deciso di mettergli un pacemaker temporaneo che permetta al suo cuore di battere”. Sentendo ciò, sentì che il mio cuore si era fermato per un istante ed io divenni nervosa e terrorizzata. Così pregai Dio, “Oh Signore! Ho tanta paura. Proteggi il mio cuore e dammi la fede. Qualsiasi sia il destino, fammi affrontare la cosa serenamente”. Una volta finito di pregare, mi calmai. Quando arrivai all’ospedale, mio figlio era stato trasferito in sala operatoria. Mi sedetti su di una panchina all’esterno e aspettai pazientemente. Due ore dopo, mio figlio venne fatto uscire. Egli era attaccato ad una fleboclisi ed era intubato. Questa visione mi addolorò. Il dottore disse, “Gli abbiamo inserito un pacemaker temporaneo. Deve rimanere sotto osservazione in terapia intensiva per qualche giorno. Se il suo cuore non dovesse riuscire a battere autonomamente, gli metteremo un pacemaker permanente, il che è molto costoso e potrebbe condizionare la sua vita e i suoi studi in futuro. Per adesso la sua guarigione dipende dal destino”. Dopo aver ascoltato queste parole, non mi sentì nervosa e spaventata come prima. Ma al pensiero che mio figlio potesse vivere per tutta la vita con un pacemaker, non potei che essere spaventata. In quel momento, due sorelle dalla chiesa arrivarono in ospedale ed io mi sfogai con loro di tutti i miei problemi. Una sorella lesse un passo delle parole del Signore sul suo cellulare: “Quando Mosè percosse la roccia e l’acqua donata da Jahvè fuoriuscì, fu a motivo della sua fede. Quando Davide suonava la lira in lode a Me, Jahvè, con il cuore ricolmo di gioia, era a motivo della sua fede. Quando Giobbe perse il suo bestiame che riempiva le montagne e ricchezze incalcolabili e il suo corpo si ricoprì di piaghe, fu a motivo della sua fede. Quando egli poté sentire la voce Mia, di Jahvè, e vedere la gloria Mia, di Jahvè, fu a motivo della sua fede. Se Pietro poté seguire Gesù Cristo, fu a motivo della sua fede. Se egli poté essere inchiodato alla croce per Me e rendere una gloriosa testimonianza, anche ciò fu a motivo della sua fede. Quando Giovanni vide la gloriosa immagine del Figlio dell’uomo, fu per la sua fede. Quando ebbe la visione degli ultimi giorni, fu tanto più a motivo della sua fede. La ragione per cui le cosiddette moltitudini delle nazioni dei Gentili hanno ottenuto la Mia rivelazione, e sono arrivate a sapere che sono tornato nella carne per compiere la Mia opera fra gli uomini, anche ciò è a motivo della loro fede. […]”. A quel punto la sorella, “Per secoli i santi hanno potuto assistere alle meravigliose azioni di Dio e hanno elogiato il Suo sommo potere poiché hanno avuto fede in Lui. Adesso, che ci imbattiamo in questa cosa, dovremmo viverla all’insegna della fede per vedere le prodigiose azioni di Dio. Non preoccuparti. Preghiamo di più Dio”. Ciò che disse la sorella mise luce e sollievo nel mio cuore. Non importava quale sarebbe stato il futuro di mio figlio, lo avrei affidato a Dio e avrei lasciato che Dio lo decidesse.

Dopo che la sorella mi lasciò, aspettai davanti alla porta del reparto l’orario delle visite, durante il quale mi sentii calma e preparata al peggio. Anche se il cuore del mio bambino avesse battuto o no, avrei affrontato la cosa serenamente. Dopo un po’, un’infermiera mi informò che mio figlio si era svegliato. Il dottore mi disse emozionato, “Suo figlio è molto fortunato. È incredibile che il suo cuore sia riuscito a battere di nuovo così in poco tempo. Adesso, non gli servirà più il pacemaker temporaneo e nemmeno altre operazioni. Molte persone che hanno sofferto la stessa patologia hanno subito una compromissione mentale per via dell’anossia celebrale dovuta dal lungo stato si shock. Tuttavia suo figlio ha reagito molto bene e non ha riportato danni. È veramente sorprendente”. Ascoltando queste parole, mi emozionai molto. Sapevo che era merito della grazia e della pietà di Dio nonché della Sua onnipotenza e del Suo sommo potere. Due settimane dopo, venne dimesso dall’ospedale e adesso è guarito del tutto e va a scuola normalmente.

Ricordando le immagini di quando mio figlio contrasse la malattia, fui piena di emozione. Quando egli è stato in punto di morte, non potevo salvargli la vita a prescindere da quanti soldi avessi. Attraverso questa esperienza, ho capito che i soldi non sono tutto e che solo Dio è la mia unica risorsa. Adesso non voglio vivere per i soldi come ho fatto in passato e non voglio perdermi l’occasione di assistere alle meravigliose opere di Dio. Perciò, oltre al mio lavoro, ho riservato più tempo per leggere le parole del Signore e partecipare alla vita della chiesa. Dalle esperienze le sorelle e i fratelli hanno condiviso il modo in cui hanno sperimentato le meravigliose azioni di Dio, e adesso io ho maggiore comprensione dell’onnipotenza e del sommo potere di Dio. Per ripagare l’amore di Dio, sono attiva nel predicare il vangelo. Voglio condividere la mia esperienza con altre persone e contribuire a testimoniare le opere di Dio.

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