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Le intenzioni del Signore Gesù dietro le Sue parabole

In quel tempo mentre il Signore Gesù compieva la Sua opera, Egli raccontò molte cose agli uomini. Alcune di esse erano molto ovvie. Per esempio, in Signore Gesù diceva spesso, “In verità, in verità vi dico […]”. Alcune sono indirette, come quello che disse Gesù a Filippo, “io sono nel Padre e che il Padre è in me […]” (Giovanni 14:10). Ciò che mi ha veramente colpito sono state le parabole raccontate dal Signore Gesù, come ad esempio la parabola della rete da pesca, la parabola del pastore che cerca la pecora smarrita, la parabola di un servo malvagio che esigeva un pagamento da un debitore, la parabola del figliol prodigo, la parabola del banchetto nuziale, la parabola dell’albero fico e così via. Esaminando queste parabole non ho potuto fare a meno di pensare: Perché il Signore Gesù ha raccontato queste parabole mentre compieva la Sua opera? Qual era la Sua volontà nascosta dietro di esse?

Con queste domande, ho continuato a pregare il Signore per cercare la Sua illuminazione. Un giorno mentre studiavo la Bibbia lessi questi versetti, “Allora i discepoli, accostatisi, gli dissero: Perché parli loro in parabole. Ed egli rispose loro: Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato. Perché a chiunque ha, sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha, sarà tolto anche quello che ha. Perciò parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono e non intendono. E s’adempie in loro la profezia d’Isaia che dice: Udrete co’ vostri orecchi e non intenderete; guarderete co’ vostri occhi e non vedrete: perché il cuore di questo popolo s’è fatto insensibile, son divenuti duri d’orecchi ed hanno chiuso gli occhi, che talora non veggano con gli occhi e non odano con gli orecchi e non intendano col cuore e non si convertano, ed io non li guarisca. Ma beati gli occhi vostri, perché veggono; ed i vostri orecchi, perché odono!” (Matteo 13:10-16). Meditando attentamente su questi versi, pregando e cercando a fondo nelle parole del Signore Gesù, sono arrivata a comprendere un po’ le Sue parole. Viene rivelato che mentre il Signore Gesù stava compiendo la Sua opera e predicava vi erano molte genti che venivano ad ascoltarLo, ma non tutti Lo seguivano per davvero e camminavano secondo quello che aveva insegnato, come i Farisei. Nell’ascoltare la predica del Signore il loro fine non era quello di andare alla ricerca della verità, bensì trovare il modo per incolparLo e tentare di accusarLo ingiustamente. Alcune persone seguivano il Signore Gesù poiché aveva compiuto molti miracoli, poteva concedere grazia e benedizioni sull’uomo, guarire i malati e scacciare i demoni. Il loro fine era quello di ottenere più grazia e benedizioni, e non seguire il cammino del Signore prendendosi cura della Sua volontà. Solo pochi seguaci desideravano seguire il Signore, in quanto amavano la verità ed osservavano l’autorità e la potenza della Sua opera di predicazione, come Pietro, Giovanni, Giacobbe. Perciò, per avvicinare coloro che credevano veramente nel Signore e amavano la verità, il Signore Gesù si serviva delle parabole per predicare a tutti, proclamando la verità per testimoniare l’opera di Dio, l’indole di Dio e rivelare i misteri del Regno dei Cieli. Coloro che hanno amato la verità attivamente hanno cercato il Signore Gesù, così hanno conquistato l’illuminazione e la guida dello Spirito Santo comprendendo i significati delle parabole. Tuttavia, coloro che non hanno amato la verità ma non hanno fatto altro che chiedere grazie e benedizioni, non hanno cercato proattivamente le Sue parole, e perciò non hanno mai compreso la verità. In questa maniera, coloro che hanno davvero avuto fede in Dio e hanno amato la verità, e i falsi credenti e miscredenti che non hanno fatto altro che chiedere grazie e benedizioni sono stati separati e classificati in base al loro genere. Ciò rappresenta ciò che il Signore Gesù ha detto, “Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato. Perché a chiunque ha, sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha, sarà tolto anche quello che ha” (Matteo 13:11-12). Questo è il primo aspetto del significato della ragione per cui il Signore Gesù ha raccontato parabole mentre compieva la Sua opera.

In seguito,notai su un sito web queste parole “La prima è quella del seminatore. È una parabola molto interessante; la semina è un evento frequente nella vita delle persone. La seconda è quella della zizzania. Gli adulti e chiunque abbia seminato delle colture conoscono bene questa pianta. La terza parabola è quella del granello di senape. Tutti voi sapete cos’è la senape, vero? In caso contrario potete consultare la Bibbia. Quanto alla quarta parabola, quella del lievito, la maggior parte delle persone sa che esso si usa per la fermentazione; è qualcosa che si adopera nella vita quotidiana. Tutte le parabole commentate di seguito – comprese la sesta, quella del tesoro, la settima, quella della perla, e l’ottava, quella della rete – sono tratte dalla vita delle persone; vengono tutte dalla loro vita reale. Che tipo di immagine dipingono queste parabole? Quella di un Dio che diventa una persona normale e vive tra gli uomini, usando il linguaggio di una vita normale, utilizzando il linguaggio umano per comunicare con gli uomini e fornire loro ciò di cui hanno bisogno. Quando Dio Si fece carne e visse a lungo tra le persone, dopo aver sperimentato e osservato i loro diversi stili di vita, queste esperienze diventarono il Suo manuale d’istruzioni per trasformare il Suo linguaggio divino in umano. Naturalmente, le cose che vide e udì nella vita arricchirono anche l’esperienza umana del Figlio dell’uomo. Quando Egli voleva far capire alle persone alcune verità e una parte della volontà di Dio, poteva usare parabole simili a quelle citate sopra per parlare con gli uomini della volontà di Dio e delle Sue prescrizioni per l’umanità. Queste parabole erano tutte legate alla vita degli esseri umani; non ce n’era nemmeno una che se ne discostasse. Quando il Signore Gesù visse con l’umanità, vide i contadini lavorare i campi e scoprì cosa fossero la zizzania e il lievito; capì che gli uomini amano gli oggetti preziosi, perciò usò le metafore del tesoro e della perla; […]” “Questo era il vantaggio del Dio fattoSi carne: poteva sfruttare le conoscenze degli uomini e usare il loro linguaggio per parlare con loro, per esprimere la Sua volontà. Egli spiegava o ‘traduceva’ agli uomini il Suo profondo linguaggio divino, che essi con grande sforzo cercavano di comprendere secondo il loro linguaggio e il loro stile. Questo aiutava le persone a comprendere la Sua volontà e a capire cosa volesse fare. […]”.

Da queste parole ho potuto capire che il motivo per cui il Signore Gesù ha raccontato queste parabole mentre operava, era quello di consentire ai Suoi seguaci di comprendere le volontà di Dio e le varie esigenze della Sua gente, in maniera tale che essi possano adorarLo con il cuore e con onestà. Nell’Età della Legge, Jahvè Dio si avvaleva dei profeti per trasmettere le Sue parole all’uomo, ma tali parole erano tutte profezie e in quel tempo i seguaci erano incapaci per comprendere il significato di esse. Persino oggi, siamo ancora incapaci di comprendere chiaramente le tante profezie dei profeti. Questa è la verità. Quando il Signore Gesù si è incarnato nel Figlio dell’uomo per operare sulla terra e utilizzava il linguaggio umano per raccontare alle genti le intenzioni e le esigenze di Dio, abbiamo avuto la possibilità di comprendere meglio e afferrare la verità nelle Sue parole, aiutandoci a conoscere la Sua opera e indole e a comprendere quanto dolore e sacrifici Egli ha compiuto per la salvezza dell’umanità. Così come il Signore Gesù ha utilizzato la parabola della pecora smarrita per esprimere il Suo amore per l’umanità–Dio desidera la salvezza di ogni singolo individuo e non la rovina. Finché si è veri credenti, e pur avendo intrapreso il cammino sbagliato, per un breve periodo, Dio lotterà per salvarli. Il Signore Gesù parlava il linguaggio umano di consertirci di comprendere meglio quello che Lui chiede esaudendo così le parole della Bibbia, “affinché si adempisse quel ch’era stato detto per mezzo del profeta: Aprirò in parabole la mia bocca; esporrò cose occulte fin dalla fondazione del mondo” (Matteo 13:35). Questo è il secondo aspetto del significato per il quale il Signore Gesù ha raccontato delle parabole durante il compimento della Sua opera.

Continuai a leggere, “Egli poteva anche conversare con loro dalla prospettiva umana, adoperando il linguaggio umano e comunicando con le persone in maniera comprensibile. Poteva persino parlare e operare usando il linguaggio e le conoscenze umani, cosicché gli uomini potessero percepire la Sua gentilezza e vicinanza, e vedere il Suo cuore. […]”. Da queste parole ho capito che quando il Signore Gesù stava compiendo la Sua opera e predicava, Egli raccontò le parabole utilizzando il linguaggio umano, in quanto è più facile da comprendere consentendoci persino di sentire la bontà e bellezza di avvicinarci a Lui. Ripensiamo all’Età della Legge: quando Dio non diventò carne per compiere la Sua opera, Egli fece sentire la propria voce a Mosè fuori dal roveto ardente, Egli parlò agli Israeliti sul Monte Sinai, Egli parlò a Giobbe nel vento. In quel tempo quando gli uomini sentirono la voce di Dio, ebbero timore e non osarono affrontarLo e avvicinarsi a Lui, e ancor meno poterono placare i loro cuori per andare alla ricerca del significato delle Sue parole. Tuttavia, nell’Età della Grazia, Dio incarnato si avvalse del linguaggio umano per compiere la Sua opera e predicare, insegnando alle genti a comprendere il Suo modo di utilizzare le parabole, le quali ci hanno consentito di sentire che Dio non è più inavvicinabile o Colui che desidera ammirazione, e sentire la considerazione di Dio e la bontà per noi in maniera tale da poter affrontare – andare alla ricerca delle Sue intenzioni, accettare la Sua opera, ottenendo e andando verso la Sua redenzione. Questo è il terzo aspetto del significato per il quale il Signore Gesù raccontava parabole mentre compieva la Sua opera.

Dall’opera di Dio possiamo osservare che Dio è diventato carne per esprimere la verità e si è avvalso del linguaggio umano per parlare all’umanità al fine di comprendere più facilmente le Sue volontà ed esigenze comprendendo e mettendo in pratica la verità, e per questo possiamo liberarci della nostra natura corrotta, essere purificati e cambiati, e diventare coloro che conoscono Dio, Gli obbediscono e Lo adorano. Ti ringraziamo Dio. Gloria al Signore!

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